Resoconto FirenzePrecaria

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La prima giornata di FirenzePrecaria si è svolta come da programma Venerdì 19 Novembre presso la sede dell’associazione il Giardino dei Ciliegi.

Erano presenti oltre a Mara Baronti, Sandra Cammelli e Anna Picciolini del Giardino dei Ciliegi, che hanno contribuito alla realizzazione dell’incontro, Ubaldo Ceccoli e altri rappresentanti della Fondazione Ernesto Balducci; alcune componenti del Movimento precari/USB e i referenti di USB di Firenze; Ornella de Zordo, Francesca Conti e Sasha di Altra città,;Lorenzo Bicchi e Veronica Prada Morodini del Comitato Uniti contro la crisi; Ilaria D’agostini della rete dei ricercatori precari – Misti; Desideria Gandolfi di Cipì; Isabella Gagliardi della rete ricercatori precari Università di Firenze; Giuliana Bonosi del gruppo il Il filo rosso e Franca Corradini del No Bday.

La visione del documentario di Faenza ha offerto molti spunti di discussione fra i presenti: storie personali, narrazioni e sguardi soggettivi che nella loro unicità hanno tracciato un filo conduttore fra i partecipanti all’iniziativa Firenze Precaria e i giovani e meno giovani intervistati. L’intreccio poi fra la lettura della Costituzione e la consapevolezza dei propri diritti ha dato un’ utile chiave di lettura della situazione dei precari oggi.

 

Diritti, sogni e aspettative a corrente alternata.

Desideria Gandolfi ci ha raccontato come un gruppo di insegnanti delle scuole superiori accomunati da un passato di lotta politica studentesca, da alcuni anni si ritrovino alla Casa del Popolo di via delle porte nuove come Collettivo Cipì. Desideria ha evidenziato come la divisione in piccoli gruppi di precari non aiuti la lotta e ha descritto le ragioni che fanno della lotta dei precari un movimento frammentato e non unitario. A suo avviso l’elemento trasversale e presente in ogni contratto a termine è la posizione di ricattabilità in cui il soggetto si trova a vivere. Situazione che lo costringe ad accettare condizioni inaccettabili di lavoro o a sottostare a richieste che prevedono un alto spirito di adattamento. Paradossalmente, ciò che fa dei precari un unico movimento è il senso di colpa che inibisce le potenzialità e limita l’agire creativo.

Non vi è energia se ci si sente in colpa per una posizione professionale che non ci rappresenta, che non ci tutela e che non fa della nostra vita un’espressione del nostro stare nel mondo1.

La rappresentante del movimento precari/USB ha riportato i presenti all’atmosfera creata da Faenza con la sua video inchiesta: i contratti a termine non permettono di progettare la propria vita, e fare figli o mantenerli diventa un’impresa difficile da sostenere. Educatrice di asilo nido, Claudia, insieme ad altre sue colleghe, si è appoggiata all’USB nell’intento di far crescere un movimento nel settore dei lavori di cura che costituisce per l’ente pubblico uno dei bacini di impiego a più alta densità di precarietà femminile.

Ornella De Zordo, accompagnata da Francesca Conti che sta conducendo una video inchiesta sulla situazione dei precari nel Comune di Firenze, ha lanciato ai presenti alcune ipotesi di lotta, evidenziando come la visibilità dei precari sulla scena politica costituisca una tappa fondamentale per costruire la loro unità. In parallelo a queste, De Zordo rilancia l’importanza di “contare “chi è precario a Firenze chiamando in causa i maggiori committenti che continuamente riproducono la modalità di lavoro precario (amministrazione pubbliche, Istituzioni scolastiche, Università e imprese). Suggerisce inoltre alcune modalità che si intrecciano con l’esperienza portata da Franca Corradini del no Bday, in cui la condivisione di una situazione di incertezza e di insoddisfazione rappresenti una modalità di unire le persone. La rete e in particolare i Social Network costituiscono strumenti fondamentali per dare vita ai movimenti ma, come la stessa Corradini evidenzia, non ne rappresenta l’unica modalità.

Qui il discorso di Franca si collega alle parole di Ubaldo Ceccoli: occorre una condivisione reale del vivere comune in cui le vecchie generazioni, anche se non più direttamente coinvolte nei meccanismi del lavoro, possano sostenere e aiutare gli sforzi delle nuove generazioni che vivono la condizione di esasperata precarietà che conosciamo bene.

Ceccoli racconta come inventarsi nuove alleanze fra generazioni e fra persone che non soffrono la condizione di precarietà possa essere una delle soluzioni per fare della lotta dei precari una lotta di tutt*. Ci ricorda che sono 7 milioni i precari in Italia e che se ognuno di noi manifestasse il proprio dissenso assentandosi, fermando il lavoro in cui è impegnato, anche per poche ore, tutti si renderebbero conto che nonostante la strutturale invisibilità, i precari rappresentano uno degli elementi portanti della nostra economia, anche se così dicendo diamo ragione a Draghi….ma sono periodi confusi.

Anna Picciolini riprende le parole di Ceccoli e concorda con la necessità di un agire politico che non possa solo ed esclusivamente essere fatta dai precari, ma che ha bisogno del sostegno di altre forze e di altri soggetti che vivono una situazione di lavoro e di vita non indebolita dall’incertezza e per questo capace supportare la lotta. Picciolini riflette anche sulle linee d’ombra che le relazioni di dipendenza economica possono creare fra le generazioni (genitori – figl*) e su come questo processo possa costituire un limite più che una potenzialità, se nei prossimi anni non vi saranno dei cambiamenti.

Lorenzo Bicchi racconta come il suo gruppo si sia costituito spontaneamente dopo la manifestazione del 16 Ottobre. Il suo Comitato raccoglie studenti, ricercatori e lavoratori e Lorenzo, in linea con quanto suggerito da Picciolini e Ceccoli, testimonia come lui, ferroviere con contratto a tempo indeterminato, possa più facilmente di altri aiutare e contribuire alle azioni di Uniti contro la crisi. Ci racconta la sua storia e poi invita tutt* all’assemblea che si terrà il 26 Novembre in viale Morgagni, ore 17,30.

L’alta presenza di rappresentanti dell’USB contribuisce alla discussione con informazioni dell’ultim’ora sul collegato lavoro (Stefano Cecchi), e sulle lotte che da oltre dieci anni vengono fatte dall’USB nel settore dei diritti dei lavoratori precari (Silvia Gabrielli). Entrambi rilevano come a loro avviso la platea non sia composta da un numero importante di precari. Fra i presenti Isabella Gagliardi della rete dei ricercatori precari dell’Università degli studi di Firenze (rimandiamo al loro sito web per maggiori specifiche sulle attività portate avanti) e Ilaria d’Agostini della rete dei ricercatori precari – Misti.

L’incontro si è concluso con l’invito a seguire i prossimi appuntamenti organizzati da Corrente alternata.

Il primo sarà il 28 Gennaio 2011 e avrà come finalità l’esplorazione delle nuove modifiche legislative del Collegato Lavoro in ambito di educazione, lavoro e ricerca.

Il secondo, in data da definire, si concentrerà sul tema Globalizzazione e precarietà.

L’ultimo, previsto per il mese di Aprile, raccoglierà i risultati dei vari incontri e avvierà una riflessione con alcune esperte e studiose del lavoro.

 

 

1Da una delle testimonianze del documentario di Giacomo Faenza.

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