Evolutionary family…..

femminismo

Che la famiglia sia un universo in evoluzione lo sanno tutt*……ma per la verità non proprio tutt*.

Ci sono ancora alcuni strani individui che credono che la famiglia sia un’ entità rigida, immutabile costituita da norme, regole e principi. Esseri convinti che le famiglie per essere tali devono corrispondere a dei requisiti. Come ad esempio che la famiglia debba essere composta da due esseri di sesso opposto, preferibilmente di carnato chiaro e in cui i loro componenti occupano spazi delineati, accettati e riconoscibili dall’esterno, uniformi e omogenei. Famiglie in cui, colei che si definisce donna, abbia il ruolo dell’accudimento, della cura e, colui che si definisce uomo, quello della protezione, del sostegno economico. Le loro “creazioni” non possono altro che essere votate all’obbedienza, all’accettazione del “è così punto e basta” o a spiegazioni che mirano ad autogiustificarsi in benevoli principi. Come lo stesso assurdo nome (difendiamo i nostri figli…..:-)che alcuni componenti di questo strano agglomerato di uomini ben pensanti si è dato. Figli che, senza dubbio alcuno, replichino i ruoli e gli schemi dei propri genitori. Non vi sono colpi di testa, nè desideri che non siano stati in anticipo permessi. Tutto è già stabilito e niente può essere lasciato al caso per tali gruppi familiari. Tanto meno l’amore che si mostra passionale nella sua moderazione e in cui il ruolo della sessualità e funzionale unicamente alla riproduzione.

Ecco, questi strani individui si sono ritrovati a Verona dal 29 al 31 Marzo per raccogliere consensi e per unire le forze al di là dei confini geografici. Si sono riuniti nella città di Romeo e Giulietta, ma non per cercare una letteraria continuità con le sfortunate vicende di passate famiglie, ma perchè da alcuni anni quella città ha mostrato le sue vesti conservatrici e retrograde e grazie al beneplacito (sia finanziario che politico) dell’attuale Governo la ha decretata sede di un meeting internazionale dal titolo totalmente astratto e privo di collegamento con la realtà.

Si perchè a parte gli invitati, ben scortati e rinchiusi nei palazzi del Comune difesi da una quantità enorme di forze dell’ordine, Verona è stata popolata in quei giorni da chi non pensa che la famiglia sia solo una.

E ci eravamo anche noi di Corrente Alternata a ballare e a cantare per le piazze di una città che ha detto con il sorriso sulla faccia no! Alle idee assurde e prive di realtà di alcuni esseri che, vorrebbero decidere a tavolino o dentro le chiese come le famiglie devono essere e che non vedono che il mondo cambia e cambia in meglio, perchè le famiglie non sono più fatte da regole imposte da alcuni o composte da parametri feudali. Ma nascono dall’incontro di desideri, di ragionate contraddizioni e dalla fatica di essere se stessi. Proprio dentro ciò che continuiamo a chiamare famiglia.

E’ stata una bella manifestazione. E noi eravamo felici di esserci.


8 Marzo 2019

femminismo

Firenze è stata invasa da una marea femminista che ha gridato e ballato per le strade del centro.

Tutto aveva un altro colore.

Tutto aveva un altro significato.

Da vetrina luccichente e profumata, intatta nella sua maschera di ostentato e turistico benessere, per un giorno le sue strade hanno ripreso vita. E colore. Un colore rosa fucsia.


Corrente 2019!!!

femminismo


Domenica 24/02 alle ore 18, ci vediamo tutt@ alla biblioteca femminista in Via Fiesolana 2b. Presenteremo la nostra associazione, le attività svolte e quelle future per il “femminismo dell’avvenire”.

Vi faremo assaggiare in piccolo quelle che noi chiamiamo “le dinamiche”, ovvero proposte di attività e giochi che stimolano la riflessione su genere e stereotipi.

Un pomeriggio di confronto, idee e creatività, coronato da un favoloso aperitivo di tesseramento 2019. Vi aspettiamo!

Queer Wagon Toscana Pride

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Corrente Alternata e Friend-LI sono liete di annunciare che parteciperanno al Toscana Pride con un proprio carro: il QueerWagon!
Nelle prossime settimane, daremo vita a una serie di eventi per finanziare il carro e abilitare la partecipazione di tutt*:

primo appuntamento Domenica 29 maggio con il brunch PRIDE presso Zenzero-biocatering che ha avuto un grande successo!!!!! Grazie

secondo appuntamento 9 Giugno presso la libreria la Cytè;

terzo appuntamento 16 Giugno presso bar Quelo.

 

Maledetta Primavera Firenze – l’amore al tempo dello Tsunami

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Nel giorno della festa del papà, Corrente Alternata ha presentato insieme a Chiara Martucci il libro “L’amore al tempo dello tsunami” (Edizione Ombre Corte, 2014). Chiara coautrice del lavoro ci ha chiesto di presentarlo con un laboratorio di condivisione politica partecipata come facciamo dal 2007 ad oggi su tematiche quali il lavoro precario e l’educazione al genere.

Ma che significa per noi fare condivisione politica con temi quali la sessualità, gli affetti e i modelli di genere in mutamento?

Per spiegarlo vi racconterò come si è svolto il laboratorio del 19 marzo coordinato da Isabella Bruni e Stefania Minghini Azzarello di Corrente Alternata.

Nei nostri laboratori le persone vengono inserite in uno spazio di discussione i cui confini sono segnati dalle sinergie che i partecipanti riescono a stabilire. Le coordinatrici stimolano e motivano la nascita di tali sinergie, siano esse di empatia, di diversità di opinioni o di totale disaccordo. Mediando fra il tema scelto e le caratteristiche di ogni singolo partecipante. In questo caso, Isabella e Stefania hanno centrato il loro lavoro sul capitolo del libro dedicato alla “decolinizzazione della coppia”, dell’autrice Alessia Aquistapace, ovvero quel potente ma silenzioso movimento dal basso che vede sempre più persone scegliere di vivere la dimensione della relazione affettiva non esclusivamente attraverso il rapporto di coppia e/o l’istituzione della famiglia “classica” ma nelle modalità a loro più congeniali, senza l’esigenza colpevolizzante di non rispettare parametri di “classicismo relazionale”. Aquistapace ha portato avanti una ricerca su circa venti persone scelte fra amici e conoscenti a cui ha rivolto delle domande finalizzate ad indagare i motivi delle loro scelte, mettendo in luce sia gli aspetti positivi che le difficoltà incontrate e consentendo loro di spiegare i modi (convivenza, relazione a tre, rapporto amicale) che hanno scelto di vivere delle relazioni non obbligatoriamente uniformate al modello “standard”dominante.

Il lavoro di Aquistapace è, a mio avviso, un lavoro di ricerca pioneristico, in cui, a differenza di altrettanto valide ricerche accademiche, il suo punto di forza risiede nell’esser partita dalle pratiche, ovvero dall’indagare e analizzare ciò che alcune persone stanno facendo come attuazione di un modello relazionale sfaccettato, alternativo, diverso. Attraverso i casi che Aquistapace ci presenta si comprende che il vivere la propria sfera personale attraverso modalità create da e attraverso il desiderio personale, ma condiviso con altr* corrisponda ad una formula di attivismo politico. Ritorna prepotente, in tali esperienze, il motto del femminismo di seconda generazione che dichiarava che il personale è politico, ma riappare, non per un sentimento melanconico di attaccamento al passato o per una temporanea sperimentazione di modelli familiari altri. Ma bensi perchè il creare nuclei familiari, amicali alternativi risponde non solo all’esigenza di essere “diversi” dai propri padri e dalle proprie madri, ma perchè nella dimensione collettiva si attuano quelle strategie che investono la vita lavorativa, quella relazionale e colmano le mancanze che un modello dominante impone nella dimensione sia pubblica che privata delle persone.

Con la stesso approccio adottato del lavoro “L’amore al tempo dello tsunami” che parte dall’osservare le pratiche, le scelte e ne costruisce una teoria, allo stesso modo, Isabella e Stefania hanno offerto alle presenti al laboratorio del 19 marzo delle situazioni pratiche in cui calarsi, degli imput per mettere in pratica ed esperire sia con le parole che con il corpo, il proprio punto di vista rispetto ai temi della ricerca di Aquistapace. Insomma, nel laboratorio del 19 Marzo è stato richiesto, ai partecipanti ai laboratori di Corrente Alternata di mettersi in gioco, di vivere, di condividere il proprio vissuto.

Il Giardino dei Ciliegi, associazione storica di donne a Firenze con cui Corrente Alternata dal 2010 ad oggi ha organizzato molti seminari e laboratori è diventato per un giorno palcoscenico di improvvisazione teatrale su temi quali le relazioni affettive, i rapporti personali e emozionali fra gli individui. Attraverso dei giochi di ruolo, i partecipanti sono stati invitati ad inscenare delle situazioni di vita di contesti e situazioni costruite e scelte da Stefania e Isabella sulla base di quanto narrato nel testo. Il risultato è stato una visione collettiva delle potenzialità relazionali scardinate dai ruoli e dalle convezioni familistiche che possono essere create.

Tutto è stato reso ancora piu’ coinvolgente dalla diversità di età, genere e provenienza geografica dei presenti.

Attraverso i giochi e le attività ludico teatrali, ognuno ha donato agli altri il proprio punto di vista su temi quali:

  • monogamia e stima di se stessi;
  • le sfumature della maternità;
  • utero in affitto o seme all’asta?
  • sessualità ed erotismo.

La grande sala del Giardino è diventata il palco delle rappresentazioni di tutti dove ognuno ha potuto viversi con positiva smania di protagonismo un proprio vissuto e le proprie visioni del mondo affettivo, relazionale.

I lavori che nei piccoli gruppi sono stati portati avanti dai partecipanti hanno rivelato come la dimensione emotiva e affettiva costituisca un potente elemento di comunanza, di autenticità e di pratica politica.

E’ stato un pomeriggio pieno, ricco e emozionante che è terminato con una chiacchierata conclusiva sul libro fra Chiara Martucci e la storica Enrica Capussotti dove è stato raccontato come è nato il progetto del libro e la scelta delle curatrici di affidare ad un laboratorio esperienziale la presentazione de L’amore al tempo dello tsunami.

[islakia]

Giochi di ogni genere Laboratorio a Firenze

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Martedì 26 Maggio alle ore 17.30 presso la Libreria Farollo e Falpalà si terrà l’incontro conclusivo del Laboratorio dedicato all’educazione al genere. Tema dell’incontro: Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Giochi di ogni genere è un Laboratorio destinato ai genitori sulla costruzione dell’identità di genere nell’infanzia.

Calendario e temi trattati nei singoli incontri:

giovedì 17 Maggio dalle 17.00 alle 19.00 si è parlato di Genere e Stereotipi.

Martedì 12 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Marketing, prodotti culturali e stereotipi;

Martedì 19 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00, Adultizzazione e sessualizzazione dell’infanzia;

Martedì 26 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Per partecipare è sufficiente inviare una mail a infocorrentealternata@women.it oppure chiamare direttamente la libreria Farollo e Falpala al numero 055 7398900

Il costo di ogni singolo incontro è di 10€ a persona (comprensivo di tesseramento all’associazione)

Qui i recapiti  e la sede del Laboratorio.

Educare alle differenze

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Siamo state a Roma il 20 e il 21 per il convegno nazionale “Educare alle differenze”  .

Questo convegno e’ stata una iniziativa nata dal basso e autofinanziata per  sostenere la scuola pubblica, laica e democratica, per costruire una società plurale e aperta, per promuovere una rete virtuosa che colleghi gli istituti scolastici alle risorse sociali del territorio, alle esperienze di cittadinanza attiva e alle istituzioni locali.

Eravamo piu’ di 600 persone da tutta italia. C’e’ un bisogno diffuso di costruire una rete, stabilire sinergie e connessioni tra chi realizza progetti dedicati all’identità di genere e ai diversi modelli familiari, alla valorizzazione delle differenze, alla prevenzione delle violenze legate a genere e orientamento sessuale.

Presto ci riuniremo con le varie realta’ fiorentine e toscane per creare una rete locale e regionale sull’ Educare al genere, alle differenze, alla liberta’.

Qui sotto trovate i link dei vari tavoli di lavoro e il documento finale:

http://www.scosse.org/i-report-dei-tavoli/

Fai clic per accedere a doc-concl-20-sett-.-DEFINITIVO.pdf

http://www.scosse.org/educare-alle-differenze-20-settembre-2014-roma/

Re-sisters: pratiche quotidiane di resistenza attiva alla precarietà

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Durante la tre giorni ABC della precarietà organizzata a Firenze, presso l’associazione Giardino dei Ciliegi, con le Acrobate e la Società delle Letterate, Corrente Alternata ha organizzato lo spazio di discussione di sabato 30 Novembre dal titolo Re-sister. L’incontro voleva riprendere i fili intrecciati negli incontri che, da alcuni anni, Corrente Alternata sta portando avanti a Firenze e a Barcellona: in particolare, abbiamo scelto di utilizzare le parole lasciateci in “patrimonio” dalle donne e dagli uomini che hanno preso parte al Laboratorio di Aprile 2013. Abbiamo deciso di portare avanti le riflessioni e le discussioni interrotte nella passata primavera e di riproporle in forma di parole chiave alle persone presenti all’ABC della precarietà. La differenza di età e di provenienza, ci hanno fatto ben sperare che le parole chiave avrebbero permesso di confrontarsi sui temi che ci interessano, ovvero come si può, in un contesto di precarietà lavorativa, condividere e costruire con altr* strategie e forme di alternativa politica. Abbiamo chiamato l’incontro Re-sister, ma perchè abbiamo voluto dare questo titolo al nostro laboratorio?

La creazione di Corrente Alternata ci ha dato modo di osare, di riflettere su ciò che ci stava accadendo, ci ha consentito di desiderare altre situazioni, di provare a crearne di nuove e di tentare strategie alternative e nostre di stare dentro e fuori dal lavoro. Così Corrente Alternata, sebbene ponesse al centro delle nostre vite la disaggregazione che il contesto lavorativo stava avendo, era ed è un elemento nutritivo sia della nostra dimensione politica che di quella personale.

Per questo nella tre giorni “ABC della precarietà”, abbiamo chiamato il laboratorio Re-sister: ovvero attuare resistenza attraverso la relazione fra di noi. Dal momento della sua creazione ad oggi, ci siamo impegnate nell’informarci e nell’informare sui cambiamenti del lavoro, ma anche nel confrontarci con chi era interessato a farlo, con chi viveva i mutamenti del lavoro con una qualche insofferenza che, quando veniva condiviso, si faceva per tutt* noi riflessione politica.

Dal 2011 ad oggi abbiamo dato ai nostri incontri annuali una dimensione più intima, più personale, dove era possibile mettere in atto uno scambio di esperienze, dove era fattibile discutere sulle nostre quotidianeità, sui nostri desideri dove il tempo, lo spazio e soprattutto le nostre comuni affinità davano voce a ciò che nelle altre e negli altri trovava spazio di conflitto, corrispondenza e riflessione. Negli ultimi laboratori [leggi sul nostro blog] abbiamo collegato i nostri incontri trasferendo il patrimonio di esperienze e dei racconti fatti da un appuntamento ad un altro. Mettendoci in relazione fra i partecipanti e anche al di fuori degli appuntamenti creati da Corrente Alternata. Come è accaduto con il gruppo “primum vivere di Firenze” o con le donne dell’associazione “il Giardino dei ciliegi” e della “Cooperativa delle donne di Firenze”.

Mettersi in relazione non è certo facile. Mettersi in relazione necessita di tempo, di un non dare per scontato, e si attua là dove vi è rispecchiamento e affinità. Come è venuto fuori in uno dei gruppi dentro il laboratorio Re-sister, mettersi in relazione è il più delle volte fatto di fatica, perchè vi è relazione se vi è autenticità e non è sempre, purtroppo, possibile essere autentiche in questo mondo.

Ma la scelta di riprendere i fili dell’ultimo laboratorio che organizzamo al Vivaio del Malcantone il 14 e 15 Aprile 2013 (guarda su nostro blog) ha rappresentato per noi una modalità di proseguire il confronto e di continuare la scelta di metterci in relazione.

Abbiamo ripreso le parole che erano venute fuori da una dinamica sulla mappa del tempo. Disegnando una geografia dei contratti lavorativi dal 1999 ad oggi, insieme alle leggi e politiche delle donne, avevamo chiesto alle presenti di collocarsi nominando il tipo di contratto lavorativo o se non in situazione di lavoro, la condizione “pubblica” che si trovava a vivere in quegli anni. Da quella dinamica venne fuori che fra tutte le presenti (eravamo circa 15 persone) solo due avevano un contratto a tempo indeterminato. Una delle quali appartenente alla generazione degli anni ’50 e quindi con un contratto dentro un Ente Pubblico. Tutte le altre, avevano lavorato e stavano tutt’ora lavorando con contratti precari. Alcune di loro avevano fatto la scelta di diventare madri nonostante non vi fossero le cosidette “normali” condizioni contributive per farlo. Dalla mappatura scaturì un’intensa discussione che mise in luce aspetti di criticità delle norme di pari opportunità e della loro reale applicazione. Si parlò, cercando di tenere insieme sia la dimensione pubblica (delle norme, dei servizi) che quella personale (equilibri familiari di coppia e generazionali). Non fu semplice, ma è da quella discussione che vennero fuori le parole chiave riproposte dentro “l’ABC della precarietà”, che riassumevano sia elementi problematici che, a nostro avviso, di futura potenzialità.

Le parole scelte sono state:

NOMADISMO/MOBILITA’

AUTOBIOGRAFIA/IDENTITA’

RETI /RELAZIONI

CORPO/DESIDERIO/PIACERE 

POLITICO/AUTODETERMINAZIONE

 All’inizio dell’incontro abbiamo chiesto alle presenti di collocarsi rispetto alle parole e di avviare una prima discussione personale per poi condividerla con i/le partecipanti al proprio gruppo. A tutti e cinque i gruppi è stato chiesto di discutere della propria scelta con gli altri e di scegliere un portavoce che avrebbe riportato in plenaria le conclusioni e gli aspetti che ritenevano più importanti per il tema del proprio gruppo.

Così dalle discussioni di gruppo è venuto fuori che per alcune delle donne che si sono confrontate sul tema del nomadismo/mobilità, esiste una profonda differenza tra i due termini, che possiamo esemplificare con il rapporto con i confini: se il nomadismo si configura come un superamento dei confini, talvolta addirittura come un loro abbattimento, mentre la mobilità non rimanda a situazioni positive, di apertura, di evoluzione, è solo una forma di attraversamento temporaneo, che lascia intatto lo stato di cose presenti. Solo là dove si possono collegare la parola nomadismo a quella di desiderio ci troviamo in una dimensione di positiva leggerezza, di potenzialità, di esplorazione. La parola nomadismo/mobilità evidenzia, sempre e comunque, uno stato di incertezza che nella società contemporanea si traduce nell’affanno ad una mobilità paradossale perché continua e sempre connessa.

Nel gruppo autobiografia/identità la discussione si è incentrata sul sempre più sentito desiderio di disidentificazione dal lavoro e di identità non fissa che alimenta tale sentire. Per le partecipanti la parola identità deve essere inserita in tutte e cinque i gruppi.

Dal gruppo reti relazioni è emerso che le relazioni che abbiamo sono a tempo, ovvero sempre di più per alcun* di noi – e soprattutto per quelli che hanno un’età compresa fra i 40 e i 50 – la rete amicale o quella politica si è profondamente modificata: perchè la costituzione di nuclei familiari con figli non prevede la presenza di donne o uomini da soli se non sporadicamente, ma non certo per situazioni di condivisione, scambio e confronto. In altri casi, gli amici si sono trasferiti in altri paesi o, in altri ancora, semplicemente le cose sono cambiate e si è diventati adulti, che significa non avere più interesse politico o per il territorio. Alcune delle donne del gruppo reti/relazioni lavorano nel sociale e ci hanno raccontato della fatica di un contesto professionale precario che pretende e non restituisce. Le relazioni vengono definite dentro il gruppo come strategiche, fondamentali, come un segno di qualità della propria vita. Tale aspetto valoriale è composto anche da un altro opposto, ovvero che le relazioni necessitano per la loro costruzione e per il loro mantenimento di fatica, di tempo, di mettersi profondamente in discussione.

C’è anche chi ha parlato di rete come web equiparandolo a un non luogo, a uno spazio atemporale in cui ci si perde e ci si isola credendo di essere totalmente in relazione o semplicemente in contatto con tanti altri. Ma abbiamo anche parlato di come oggi stentino ad avere una corrispondenza le relazioni politiche con quelle d’amore. Guardando al passato, le relazioni amicali, di coppia avevano anche una forte dimensione politica, che investiva la stessa sfera dell’affettività, per tale ragione erano più costruttive, più funzionali, alimentavano più facilmente il personale politico. Guardando al futuro, per il gruppo la coincidenza fra politico e vita può venir sostituito dalla rete di relazioni che ogni persona riesce a costruire.

Nel gruppo corpo/desiderio/piacere si è parlato di corpo come mezzo per entrare in relazione con gli altri/le altre e quindi come mezzo pronfondamente politico. Ma anche corpo come desiderio e allo stesso tempo come finitezza. Per tutt* la visione di un corpo che rimanda a una dimensione di desiderio è patrimonio del femminismo. La politica è lo spazio del desiderio in cui oggi appare come guastata e con esso la rappresentazione dei corpi che in essa agiscono. Nel gruppo ci siamo chiesti se il lavoro può costituire piacere. Sí, dicono le presenti, se vi è un investimento di senso. Cosa succede se si investe in altro dal lavoro? Ma l’emozione e i lavoro non sono una cosa unica. La persona e quindi il suo corpo possono dare vita a questo collegamento. Corpo: importanza di ciò che mi appartiene, il mio corpo come tramite per muoveri, interagire, relazionarmi; sentire provare, il riconoscimento del proprio corpo. Desiderio come la spinta più profonda, per raggiungere un piacere: piacere di fare, di saper fare, piacere personale come obiettivo finale.

Nell’ultimo gruppo si è parlato di dimensione politica che per alcuni “non è mai individuale” e che non si può parlare di autodeterminazione. La dimensione politica, poi, conduce o ha al suo interno sempre l’azione, l’agire. Ma nonostante tale aspetto, per il gruppo la politica fatica a diventare pratica in questa epoca.

Alla fine della restituzione ci siamo soffermate sul contributo del gruppo politico/autodeterminazione perchè alcune delle presenti non si rivedevano nella lettura di limite data al termine autodeterminazione, ma anzi e proprio come patrimonio del femminismo anche di quello recente, con la parola autodeterminazione si voleva designare un bisogno del singolo, delle donne in particolare di contrapporsi alla visione dominante definita da alcune patriarcale,. E’ stato fatto l’esempio del gruppo “le inconciliabili” nato dentro gli stati generali della precarietà 2.0 a Roma in cui si parlò per la prima volta di welfare familista e di reddito di autodeterminazione come reddito preteso e rivendicato dalle donne per molto del lavoro non riconosciuto che, dentro le proprie case e le proprie relazioni, viene fatto. E poi sempre rispetto a questo gruppo si è detto che anche la dimensione di riflessione, di non azione, è politica. Si è accennato ai nascenti gruppi di autocoscienza che dopo Paestum sono sorti.

A conclusione della mattina trascorsa insieme, abbiamo ripercorso i termini che più di altri sono venuti fuori. Questi sono stati desiderio e non lavoro.

Sarà un caso?

Alla fine del Laboratorio ciascuna donna ha potuto

collocarsi dentro la rosa dei venti scrivendo il proprio

nome nell’intersezione, fra ogni parola chiave proposta.