Giochi di ogni genere Laboratorio a Firenze

femminismo

Martedì 26 Maggio alle ore 17.30 presso la Libreria Farollo e Falpalà si terrà l’incontro conclusivo del Laboratorio dedicato all’educazione al genere. Tema dell’incontro: Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Giochi di ogni genere è un Laboratorio destinato ai genitori sulla costruzione dell’identità di genere nell’infanzia.

Calendario e temi trattati nei singoli incontri:

giovedì 17 Maggio dalle 17.00 alle 19.00 si è parlato di Genere e Stereotipi.

Martedì 12 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Marketing, prodotti culturali e stereotipi;

Martedì 19 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00, Adultizzazione e sessualizzazione dell’infanzia;

Martedì 26 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Per partecipare è sufficiente inviare una mail a infocorrentealternata@women.it oppure chiamare direttamente la libreria Farollo e Falpala al numero 055 7398900

Il costo di ogni singolo incontro è di 10€ a persona (comprensivo di tesseramento all’associazione)

Qui i recapiti  e la sede del Laboratorio.

Abc della precarietà

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Il Giardino dei Ciliegi – Via dell’Agnolo 5, Firenze
Abc della precarietà: laboratorio
organizzato dal Giardino dei Ciliegi con Le Acrobate e Corrente Alternata

29 novembre-1 dicembre 2013

venerdì 29 novembre
ore 15,30
Vivere e lavorare da migrante: una doppia precarietà
con Giorgia Bordoni e Azeb Lucà Trombetta
ore 16,45
Per un discorso sulla precarietà
con Aldo Ceccoli, Federica Giardini e Renato Busarello
conduce Maria Chiara Patuelli

sabato 30 novembre
dalle ore 9,30
Re-sisters: pratiche quotidiane di resistenza attiva alla precarietà*
a cura di Corrente Alternata
ore 15,30
Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi**
conducono Le Acrobate e Chiara Martucci

domenica 1 dicembre ore 9,30
Prima di domani: quali immaginari sulla precarietà
conducono il dibattito Cristian Lo Iacono e Chiara Martucci

*Re-sisters: pratiche quotidiane di resistenza attiva alla precarietà
Questo spazio di condivisione organizzato da Corrente Alternata è dedicato a uno
scambio di esperienze che raccontano le dinamiche dell’oggi e l’inventarsi quotidiano in
un mondo precario. La crisi e la precarietà condizionano il lavoro, la casa, il fare politica,
le relazioni affettive innescando nel territorio percorsi di sperimentazione quotidiana: il
mettersi in comune per creare reti e percorsi condivisi e alternativi al modello
economico. Scelte di vita profondamente controcorrente, che vedono nel mettere in
comune il quotidiano una possibilità di migliore r-ESISTENZA. Invitiamo a condividere
con noi le esperienze di persone che hanno costruito diverse alternative, ad esempio in
relazione alla necessità abitativa, ma non solo. Re-sister, un gioco di parole per
sottolineare il nostro sguardo di genere su queste esperienze. Corrente Alternata nasce nel 2007 come associazione di promozione sociale con l’obiettivo di
porre uno sguardo di genere in temi quali il lavoro precario, i diritti, la sessualità e l’arte. Dalla
sua nascita ha promosso soprattutto iniziative di informazione e sensibilizzazione sul tema della
precarietà lavorativa. Dall’anno scorso ha intrapreso un percorso di costruzione di un sapere
condiviso da una prospettiva di genere attraverso l’organizzazione periodica di laboratori sulla
precarietà. I nostri percorsi si basano sull’interesse di agire sulla precarietà partendo da noi
stess*, dalla nostra esperienza quotidiana di donne e uomini. Nei nostri laboratori abbiamo
sperimentato forme di lavoro di gruppo in cui attiviamo e promuoviamo una pratica della
relazione in grado di dare un nome alle problematiche connesse con l’instabilità lavorativa, con i
nostri desideri creativi, con la necessità di stabilire reti di prossimità in opposizione alla
solitudine politica che il lavoro precario crea nelle nostre esistenze.

**Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi
In questo laboratorio noi Acrobate metteremo a tema le nostre esperienze singolari, per
tentare di trovare voci e strategie collettive per esistere e resistere ai tempi della Crisi.
Grazie a una serie di giochi/esercizi ripresi dal Teatro dell’Oppresso, cercheremo di
conoscerci meglio e di uscire dalle nostre corazze per riuscire poi a raccontarci, senza
retorica o facili vittimismi, le contraddittorie traiettorie delle nostre vite precarie.
Lo stratagemma euristico che abbiamo deciso di utilizzare è quello di un abecedario,
imperfetto e in divenire, che possa con elasticità raccogliere le nostre narrazioni, dando
loro una cornice comune e – possibilmente – a noi comuni chiavi di interpretazione e
strumenti di azione della/nella realtà di cui facciamo parte.
A come autodisciplina, C come cassa integrazione, F come flessibilità e figli…
Un abc per dirci e capirci. E da cui partire per nominare e immaginare le pratiche del
nostro presente e del futuro.
L’idea di questo laboratorio nasce dal decennale intreccio dei percorsi di riflessione e azione
politica portati avanti dal collettivo Sconvegno, di cui ha fatto parte Chiara dal 2001 al 2012, e
dalle Acrobate (Elisa Coco, Pamela Marelli, Maria Chiara Patuelli, Antonella Petricone, Roberta
Rebori, Alessia Rocco), collettivo nato nel 2005 dall’esperienza della scuola estiva Raccontar(si), a
Villa Fiorelli. Quello della ricerca di strumenti per orientarsi e districarsi, in funambolico
equilibrio, nella complessità delle nostre vite precarie è l’elemento che ci accomuna. Il Workshop
“Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi” rappresenta un’ulteriore
tappa del nostro interrogarci camminando, che ci piace condividere con altr*.

Per informazioni/iscrizioni
Clotilde Barbarulli <barbarulli@tiscalinet.it>
Liana Borghi <liborg@cosmos.it>
http://www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it/
http:// http://www.interculturadigenere.eu/

Notizie dal Laboratorio del 13 Aprile 2013

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Corrente Alternata ha organizzato il laboratorio “Vite precarie: uno sguardo precario di genere sul lavoro, le pratiche di relazione e i beni comuni” presso lo spazio culturale Il Vivaio del Malcantone a Firenze.

L’obiettivo principale di questo laboratorio: continuare il percorso svolto nei mesi passati, riflettere insieme sulle dinamiche della precarietà, creare un “vocabolario” e delle definizioni collettive basate sulle esperienze di vita di ognun*. Tutto questo con lo scopo di apportare una prospettiva critica alle proposte attuali sulla precarietà e di condividere con altr* un percorso di riflessione.

Nella mattinata abbiamo iniziato con un breve gioco di movimento per presentarci al resto dei partecipanti. La finalità di questa dinamica è facilitare la creazione del gruppo. Inoltre, il gioco ha lo scopo di introdurre l’attività principale del mattino: la costruzione di una biografia di se stesse per identificare quali elementi fra: le reti sociali e relazionali, il lavoro, i luoghi, l’età, il sesso, la famiglia, l’origine (tutti temi individuati nei passati incontri) hanno un peso nella configurazione delle nostre esistenze precarie.

Abbiamo chiesto alle/ai partecipanti di scrivere una breve biografia. Poi l’abbiamo messa in comune identificando alcune “parole chiavi” delle nostre vite.

Abbiamo riscontrato che molte partecipanti hanno usato poco il tema del lavoro per definire la propria biografia. E´emersa spesso la parola nomadismo per sottolineare da una parte la mobilità delle persone sia per quanto riguarda luoghi e spazi di residenza, sia per descrivere un nomadismo di esperienze, percorsi, lavori che non portano a una identità stabile, determinata, bensì in continuo cambiamento.

Le altre parole  emerse sono state le reti e le relazioni, che hanno un ruolo fondamentale nella vita di ognun*, soprattutto rispetto alla precarietà lavorativa ed economica di oggi.

Per quanto riguarda il lavoro, ci siamo rese conto che la maggior parte delle partecipanti non ha definito il proprio lavoro come elemento biografico. Discutendo sono emerse varie motivazioni:

– si preferisce non parlare del proprio lavoro perché non ci si riconosce in quello che si fa;

– si percepisce un senso di incompiutezza, quando parlando del proprio lavoro  con altre persone ci troviamo rappresentante in un modo che non corrisponde alla realtà;

– alcune hanno detto che non si sono mai definite tramite il proprio lavoro: le relazioni sono quello che hanno influenzato di più il loro percorso di soggettivazione. Il lavoro è sempre stato qualcosa che è rimasto al margine;

– altre invece vivono con un grande disagio il fatto di non potersi “realizzare” attraverso il lavoro, ovvero vivrebbero la dimensione professionale come uno spazio privilegiato in cui esprimersi, ma se da una parte sono mutate le possibilità di mantenere il proprio lavoro, quelle di trovare spazi professionali corrispondenti alle proprie competenze e aspettative personali sono state ancora di più sacrificate alle logiche produttive;

– alcun* non hanno il tempo per pensare a come definirsi. La precarietà e la mancanza di welfare rende difficile incontrare spazi di discussione e riflessione su quale sia il peso del lavoro nella nostra vita. Soprattutto rispetto alla questione della maternità: alcune hanno affermato con forza quanto sia difficile essere madre in questo momento, senza alcuna rete di sostegno. Si è esplicitato quanto il welfare sia peggiorato negli ultimi anni, mettendo le donne di fronte a un bivio: o la professione o la maternità.

La seconda attività della giornata è stata quella della mappa del tempo. Con le partecipanti abbiamo commentato attraverso un cartellone le principali riforme del mercato del lavoro dal 1990 ad ora. Inoltre nel cartellone venivano rappresentati anche gli anni delle leggi che hanno caratterizzato le conquiste di diritti per le donne. In breve si è discusso dei seguenti punti:

  • Breve resoconto dei cambiamenti legislativi che hanno promosso la situazione attuale, dagli anni ‘90 in poi.
  • Confusione sul discorso precarietà – flessibilità: com’è funzionata la “ideologia della flessibilità”.
  • Cambiamenti nella condizione dei diritti delle donne nel mercato del lavoro.

Abbiamo poi chiesto alle partecipanti di inserire dei post-it sul cartellone per indicare quale situazione lavorativa avevano negli stessi anni in cui si sono svolte le maggiori riforme del lavoro. Si è visto come la maggior parte delle persone sono entrate nel mercato lavorando a nero senza contratto, in ambiti vari (bar, ristoranti, baby-sitter, educatrice, falegnameria). Poi dalla riforma Treu molte persone hanno iniziato a lavorare con contratti co.co.pro e contratti a prestazione occasionale. Negli ultimi anni sono aumentate le persone che hanno dovuto aprire una partita IVA perché le imprese “preferiscono” contrattare chi ha una partita IVA in modo da far ricadere i costi della previdenza sulla lavoratrice stessa. Si è evidenziato il fatto che solo due persone avevano un contratto a tempo indeterminato e entrambe lo avevano ottenuto negli anni prima del processo di liberalizzazione e flessibilizzazione del mercato del lavoro.

In questo modo abbiamo potuto visualizzare il parallelismo tra la precarizzazione del mercato del lavoro e la situazione lavorativa di ognuna di noi, contestualizzando la nostra situazione personale all’interno di uno scenario più ampio. Nominando cosa e come aveva influenzato le nostre esistenze.

La terza e ultima attività è stata quella del gioco delle eroine. Abbiamo dato delle figure di eroine create dal collettivo di San Precario per la May Day 2005, chiedendo alle persone di immaginare come queste eroine potessero cambiare la nostra precarietà. Quali pratiche le eroine di San Precario potrebbero realizzare per trasformare le nostre relazioni di lavoro e economiche?

Il primo gruppo ha riflettuto sulla figura di Spider Mom, che veniva definita da San Precario come un’eroina che:

ha sperimentato ogni tipologia di contratto: co.co.co, co.co.pro, part time, full time, part time verticale, orizzontale, trasversale e obliquo, stagista, apprendista, formazione lavoro e targhe alterne. Da quando è rimasta incinta si è verificata una piacevole mutazione delle proprie molecole, sviluppando le capacita’ piu’ recondite del proprio cervello: riesce infatti a comunicare mentalmente con tutt* i/le super mom e i/le superflex, dando il via alla cospirazione precaria universale.”

Il secondo gruppo ha la figura di Charlie Coop & Social Angels, definite da San Precario come:

pronte a spendersi\svendersi per quietare il disagio sociale. Caritatevoli e disponibili si piegano a salari da fame per la mission. Durante uno sciopero dei mezzi, GODAPHONE FLASH impedisce le comunicazioni. Le precarie si vedono, si conoscono PARLANO. Da quel giorno le conseguenze\simboli del loro sfruttamento diventano armi: PATTI e le molle dei riscatti, CATI e il pitale dei contratti, ENZA e il tempo scaduto della pazienza!”

Dal primo gruppo, quello capitanato da Spider Momé emerso che la maternità è vista come un tema privato di cui collettivamente e politicamente si parla pochissimo. Molto spesso le donne e i partners si sentono soli nell’affrontare la maternità e questo accade su  più livelli: come gestire la relazione, come pensare all’educazione, ai costi, alla suddivisione delle responsabilità.

Abbiamo dato vita a delle possibili soluzioni, queste sono emerse dalle riflessioni fatte in gruppo: Spider mom quindi dovrebbe intervenire per creare delle agorà di discussione e condivisione tra genitori per affrontare vari temi: come organizzare asili auto organizzati dai genitori stessi, o come delegare ad altre educatrici garantendo un giusto e degno salario, come trovare forme di cooperazione per facilitare processi di condivisione dei saperi sul tema della maternità ed educazione dei figli. Un tema specifico sviluppato da questo gruppo è stato quello della maternità vissuta all’interno dei movimenti sociali, ragionando su quanto ancora ci sia da fare per poter pensare alla maternità nei contesti di attivismo: per non sentirsi completamente escluse nel momento in cui si diventa madri, dovendo ancora una volta rinunciare a una parte della propria vita.

Nel secondo gruppo, quello capitanato da Charlie Coop & Social Angels, si è parlato di quali “soluzioni” ci immaginiamo per poter “risolvere” il problema del lavoro e dello sfruttamento. Lasciando andare l’immaginazione, si è pensato alla possibilità di eliminare il lavoro, pensare all’idea radicale di immaginarci una società in cui non ci sia bisogno di lavorare, in cui il lavoro non sia il centro delle nostre vite. L’importanza della terra e di “tornare” all’agricoltura è stato un altro tema trattato, anche se immaginandoci modi differenti di condividere la terra, lavorando sulla necessità di eliminare le gerarchie. Di fatto, le gerarchie e il potere sono stati altri temi toccati durante il dibattito: per andare davvero alla radice del problema dovremmo analizzare il profondità le dinamiche di potere su cui si struttura l’organizzazione del lavoro e le gerarchie negli uffici e le imprese.


In conclusione, le partecipanti hanno enfatizzato la mancanza di spazi e momenti per condividere le proprie esperienze sul mondo del lavoro e la precarietà quotidiana. La maternità come una delle potenzialità femminili risulta essere “limitata” nei tempi e modi imposti dal lavoro. La mancanza di sostegno alla scelta e ai desideri delle persone, si impone sul resto, rendendo il personale in eccedenza rispetto al mercato. Nel laboratorio è stato dichiarato il desiderio di incontrarsi e il bisogno di creare più momenti di condivisione quale risposta alla frammentazione dei tempi e delle scelte delle persone. La precarietà intreccia molti ambiti la sussistenza economica, la maternità e le relazioni fra le persone.

Conferenza DeGenero

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Corrente Alternata partecipa alla realizzazione della conferenza-teatro
DeGenero:
il lavoro nell’attualità, tra precarietà e disuguaglianze
Stiamo vivendo un momento particolarmente complesso, in cui il mercato del lavoro remunerato ci espelle con forza o ci richiede ad intermittenza, il welfare state si stà deteriorando rapidamente e la povertà avanza in un modo impensabile fino a pochi anni fa.
In questo contesto, come sta cambiando il mercato del lavoro per le donne? In che modo la precarietà condiziona le nostre vite, di donne e uomini? Quali strumenti di analisi ci aiutano a capire la precarietà?
Con l’obiettivo di offrire uno spazio di dibattito e confronto da una prospettiva di genere, vi invitiamo mercoledì 22 maggio alle 19:00 a Casa Amèrica Catalunya (Barcellona) per una conferenza-teatro su genere, precarietà e mercato del lavoro.

Con la presenza di:

Sara Moreno (professoressa di sociologia dell’ Universitat Autònoma di Barcelona)

Arlene Cruz (avvocato del lavoro, Asociación Diáspora Solidaria)

Annalisa Murgia (docente di sociologia, Università degli Studi di Trento)

Ci darà il benvenuto Núria Balada, Direttrice dell’Institut Català de les Dones

E con Storie di ordinaria precarietà lavorativa: racconti su teorie e pratiche dell’equilibrio precario

Per maggiori informazioni:

http://www.degenero.org/

https://www.facebook.com/events/442113142543181/

Incontro organizzato da:

Asociación Diáspora Solidaria (Catalogna, Olanda, Cile): entità di donne latinoamericane impegnata nella giustizia sociale e la promozione dei diritti delle donne che vivono processi di migrazione

Corrente Alternata (Italia): associazione che concentra le sue azioni nella sensibilizzazione sulle tematiche di genere, lavoro e precarietà

Framtid Solutions (Catalogna, Svezia): è la coordinatrice del progetto, impresa che lavora nell’ambito della responsabilità sociale e il dialogo intergenerazionale, la diversità culturale e nella promozione di avvenimenti di carattere sociale

Con il (matro)cinio di:

Institut Català de les Dones

E la collaborazione di:

Casa Amèrica Catalunya

EL Production Enrico Lorenzini

Napoletani D.O.C. Pizzeria Restaurante

Alejandro López E., Arquitecto-diseñador

Incontro di fine anno “Corrente Alternata è la fine del mondo” 21 dicembre 2012

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Volevamo concludere l’anno incontrandoci. Volevamo tirare le fila di un anno in cui, nonostante la distanza fisica delle socie “operative”, siamo riuscite a organizzare iniziative, creare e mantenere alcuni contatti e continuare a coltivare uno spazio di condivisione, intimità e appoggio, sempre più indispensabile in una condizione di vita precaria.

Per questo abbiamo pensato ad un incontro “di fine anno” in cui volevamo, da una parte, commentare alcune cose “successe” in questo 2012 e, dall’altra parte, dedicare uno spazio per la riflessione su temi legati alla precarietà, su cui stiamo lavorando da tempo.

L’incontro non era pubblico e aperto, bensì gli inviti sono stati fatti a persone che si muovono in spazi che ci sono affini, così come amiche/socie che individualmente ci seguono da un po’. Il risultato è andato al di là delle nostre aspettative, visto che eravamo più di 20 persone, cosa insperata pensando anche che era un 21 dicembre…

Per quanto riguarda lo svolgimento dell’incontro, nella prima parte abbiamo presentato il nostro blog, che ci piacerebbe che nel tempo potesse diventare uno strumento di condivisione di riflessioni per le persone che ci sono vicine politicamente sui temi relativi a genere, diritti, precarietà e femminismi. Per adesso solamente le tre socie operative vi scrivono, ma speriamo che nel futuro sia possibile utilizzarlo come “cassa di risonanza” (per un primo contributo “esterno”, leggete l’articolo di Ilaria Agostini, “Maternità e feudi baronali…” http://correntealternatablog.wordpress.com/2013/01/06/maternitaefeudibaronalinotizieinaspettatedalmondouniversitariofiorentino/).

In questa prima parte dell’incontro volevamo anche condividere quelle che sono state le esperienze di alcuni incontri femministi svoltesi nel 2012: il FemministBlogCamp di Livorno a settembre (purtroppo la nostra amica che ha partecipato all’evento non e’ riuscita a venire) e il PrimumVivere di Pestum a ottobre.  Alcune donne che hanno partecipato a Paestum ci hanno raccontato le loro sensazioni, il fatto che per loro sia stato un momento per “ritrovarsi” dopo tanti anni a parlare di temi ancora molto attuali. Si è sottolineato il fatto che c’erano più generazioni, la qual cosa ha creato dei momenti di intenso dibattito, anche scontri, ma comunque interessanti (vedere, per esempio il post di Chiara http://correntealternatablog.wordpress.com/2012/11/05/postpaestum).

Nella seconda parte abbiamo voluto portare avanti alcune riflessioni che sono iniziate a giugno con un laboratorio dedicato ai temi di genere e precarietà e con l’evento “Conversazioni Precarie” (correntealternatablog.wordpress.com/2012/06/17/conversazioniprecarie).

Come premessa c’è da dire che da ormai un anno abbiamo iniziato a discutere all’interno di Corrente Alternata sull’importanza delle metodologie con cui sviluppiamo i dibattiti e le riflessioni, al di là dei temi che trattiamo. Le metodologie non sono affatto neutre e decidere di impostare un dibattito in modo da lasciare lo spazio a tutte le persone partecipanti di dire la propria, senza prevaricazione e giudizi frettolosi, ci sembrava un buon modo per ripartire da noi: al di là delle grandi analisi e discorsi, come ci mettiamo in relazione politicamente con le/gli altr*?

Siamo coscienti che queste riflessioni non sono niente di nuovo né innovativo, da decenni se ne parla: in America Latina l’educazione popolare nasce negli anni ’60 con Paulo Freire e i movimenti indigeni…e il movimento femminista, primo fra tutti quello italiano, ha sviluppato una pratica della relazione che voleva proprio smontare i meccanismi di potere che si creano negli spazi politici collettivi. Quindi, appunto, niente di nuovo…ma qualcosa di cui sentivamo l’estremo bisogno di riprendere, esplorare, attualizzare alla luce di quella che è la realtà di questi tempi…

Proprio per questo, a giugno abbiamo organizzato un laboratorio interamente costruito su dinamiche partecipative, attraverso cui abbiamo cercato di facilitare il dialogo, il confronto/discussione, il rispetto e la creazione di uno spazio di condivisione su tematiche relative al lavoro e alla precarietà. Da quell’incontro sono sorti alcuni temi che ci sembravano particolarmente importanti: ne abbiamo scelti due da riproporre per l’incontro di dicembre.

La mancanza di tempo e l’alto numero di persone partecipanti (non ce l’aspettavamo!), hanno fatto sì che non si sia potuto approfondire i due temi scelti: le reti di protezione e il tempo. Le persone sono state divise in due gruppi, in cui per tre quarti d’ora, si è parlato del tema assegnato…ne sono usciti punti in comune, disaccordi, interventi che partivano dal personale e altri che si muovevano su un piano più teorico. Qui di seguito riportiamo alcuni stralci del dibattito.

Il gruppo delle RETI

Sul cartello è stato scritto:

LE RETI (a cui ci appoggiamo e a cui facciamo appoggiare…)

  1. creano solidarietà intergenerazionale;
  2. chi appoggia chi?
  3. Se i miei non avessero una casa o una loro pensione……

Fra i temi emersi, dopo lo scioglimento dei primi ghiacci….è stato chiesto: la precarietà crea individualismo?

  • Secondo alcune la precarietà, essendo fatta di parcellizzazione dei tempi di lavoro, di turni, di instabilità affettiva, esaspera ulteriormente dentro il lavoro una competizione che si regge sull’individualismo.
  • Altre non si vedono in questa affermazione, pensando che l’individualismo NON è presente in misura maggiore oggi, perchè viviamo nella precarietà.  Non è la precarietà che crea questa situazione di individualismo, ma bensì come sono fatte le persone.
  • Per altre, invece, lo scenario è simile ad una Giungla e l’individualismo e la competizione sono la  prima cosa di cui le persone si lamentano: non vi è alcuno spirito di collaborazione fra colleghi. Ancor di più in quegli ambiti in cui non vi sono regole scritte ma la competizione è ampia e priva di ruoli.
  • Inoltre, per alcune, la molla che smuove tutto: rivendicazioni, polemiche, scontri è fra chi ha i figli e chi non li ha.

Si è detto che il lavoro precario ha una precarieà dell’etica del lavoro stesso. Risulta più semplice dentro il lavoro precario assistere a dinamiche poco civili o poco corrette, sia rispetto al singolo che rispetto al gruppo e che il livello di accettazione delle persone si è alzato.

Poi si è passati ad un altro argomento, ovvero le reti Creative come il co-housing, su cui sono state raccontate delle esperienze positive.

Si è poi parlato delle Reti come delle Gabbie. Alle volte le reti creano dipendenza. Non si possono fare delle scelte libere appartenendo sempre a una rete di provenienza.

Allo stesso tempo si è sottolineato l’importanza delle relazioni fuori e dentro il lavoro. Mentre fuori dal lavoro sono essenziali e strategiche: reti sociali, amicali; costruire reti dentro il lavoro precario sembra quasi impossibile.

Su questa linea, è stato affrontato il tema dell’importanza delle reti fra le persone a sostegno di azioni di lotta, sia fuori che dentro del lavoro e senza limiti di età. Il gruppo ha parlato di REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE e di come sia essenziale portare avanti questa battaglia, ma come farlo se non vi è modo di costruire reti dentro il lavoro?

Il gruppo del TEMPO

Sul cartello e’ stato scritto:

Il TEMPO:

1. mi limita e mi delimita;

2. se si lavora in casa, quando si finisce di lavorare?

Per alcun* e’ emersa la differenza tra lavoro indipendente e dipendente: lavorare come indipendente puo’ avere i suoi vantaggi di decidere quanto lavorare e come. Da un’altra parte il lavoro come freelancer, specialmente per chi lavora a casa, può’ creare solitudine e alienazione.

Il lavoro dipendente per alcune era visto soprattutto nel passato come un processo di liberazione dalla gabbia domestica (lavoro riproduttivo e di cura non pagato).

Si e’ riflettuto sul fatto che e’ importante diminuire i ritmi del lavoro imposti dal sistema produttivo capitalista odierno. Una sorta di slow food del lavoro: lavorare meno e lottare per una stessa retribuzione (lotte degli anni 80-90 che hanno prodotto le 35 ore in Francia)

Si e’ parlato del multitasking – come parola d’ordine per quanto riguarda il lavoro cognitivo e dei serivizi di oggi. Multitasking = fare più’ cose contemporaneamente come un computer, implicando un tempo che diventa schizzofrenico e iper produttivo.

Inoltre, come possibile alternativa alla crisi economica di oggi qualcuna ha introdotto l’esperienza del co-working. Questo significa che lavoratrici-tori specialmente nell’ambito dei servizi multimediali, o di formazione e consulenze, condividono un spazio dove lavorare e scambiare anche i propri saperi e networks.

Si e’ parlato di tempo fuori dal lavoro inteso come tempo speso per le relazioni e la famiglia. In questo ambito alcune donne hanno ricordato la trappola del tempo di “non lavoro” che diventa tempo per lavoro di cura che non e’ retribuito, quindi una forma di sfruttamento e precariato che andrebbe considerato (come da decenni il pensiero femminista ci insegna).

Si e’ parlato della flessibilita’ come un cambiamento nelle forme di lavoro per se’ non negativo. Molte persone della generazione anni ‘80-’90 non rimpiangono il lavoro fisso di 40 ore, ma apprezzano lavorare per differenti progetti e datrici-tori di lavoro. Il problema sorge quando il lavoro flessibile si e’ trasformato in una forma di lavoro iper precarizzata dove i costi della sicurezza sociale ricadono direttamente sulla lavoratrice.  Questo e’ il vero problema.

Molte donne della generazione degli anni ‘40-’50 vedono una similitudine tra il lavoro precario di oggi e quello degli anni ‘50: umiliazione e autoritarismo vs processi di autodeterminazione.

Alcune persone hanno dichiarato l’importanza d’instaurare dinamiche di solidarietà’ e scambio tra persone di varie generazioni per affrontare insieme la precarietà’ e i tempi schizzofrenici di oggi.

 

Come conclusione di questo breve resoconto, solamente dire che vogliamo continuare con questo percorso, ci piace l’incontro, il confronto e la discussione. Crediamo che le tematiche relative al genere debbano essere parte essenziale del dibattito sul lavoro e la precarietà…lo viviamo sulla nostra pelle e sentiamo il bisogno di trovare insieme le parole per rifletterci sopra, delineare e delimitare le questioni partendo dalle nostre esperienze e, perché no, agire…insieme.