Giochi di ogni genere Laboratorio a Firenze

femminismo

Martedì 26 Maggio alle ore 17.30 presso la Libreria Farollo e Falpalà si terrà l’incontro conclusivo del Laboratorio dedicato all’educazione al genere. Tema dell’incontro: Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Giochi di ogni genere è un Laboratorio destinato ai genitori sulla costruzione dell’identità di genere nell’infanzia.

Calendario e temi trattati nei singoli incontri:

giovedì 17 Maggio dalle 17.00 alle 19.00 si è parlato di Genere e Stereotipi.

Martedì 12 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Marketing, prodotti culturali e stereotipi;

Martedì 19 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00, Adultizzazione e sessualizzazione dell’infanzia;

Martedì 26 Maggio dalle ore 17.30 alle ore 19.00 Fuori dallo stereotipo: strumenti e risorse.

Per partecipare è sufficiente inviare una mail a infocorrentealternata@women.it oppure chiamare direttamente la libreria Farollo e Falpala al numero 055 7398900

Il costo di ogni singolo incontro è di 10€ a persona (comprensivo di tesseramento all’associazione)

Qui i recapiti  e la sede del Laboratorio.

Abc della precarietà

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Il Giardino dei Ciliegi – Via dell’Agnolo 5, Firenze
Abc della precarietà: laboratorio
organizzato dal Giardino dei Ciliegi con Le Acrobate e Corrente Alternata

29 novembre-1 dicembre 2013

venerdì 29 novembre
ore 15,30
Vivere e lavorare da migrante: una doppia precarietà
con Giorgia Bordoni e Azeb Lucà Trombetta
ore 16,45
Per un discorso sulla precarietà
con Aldo Ceccoli, Federica Giardini e Renato Busarello
conduce Maria Chiara Patuelli

sabato 30 novembre
dalle ore 9,30
Re-sisters: pratiche quotidiane di resistenza attiva alla precarietà*
a cura di Corrente Alternata
ore 15,30
Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi**
conducono Le Acrobate e Chiara Martucci

domenica 1 dicembre ore 9,30
Prima di domani: quali immaginari sulla precarietà
conducono il dibattito Cristian Lo Iacono e Chiara Martucci

*Re-sisters: pratiche quotidiane di resistenza attiva alla precarietà
Questo spazio di condivisione organizzato da Corrente Alternata è dedicato a uno
scambio di esperienze che raccontano le dinamiche dell’oggi e l’inventarsi quotidiano in
un mondo precario. La crisi e la precarietà condizionano il lavoro, la casa, il fare politica,
le relazioni affettive innescando nel territorio percorsi di sperimentazione quotidiana: il
mettersi in comune per creare reti e percorsi condivisi e alternativi al modello
economico. Scelte di vita profondamente controcorrente, che vedono nel mettere in
comune il quotidiano una possibilità di migliore r-ESISTENZA. Invitiamo a condividere
con noi le esperienze di persone che hanno costruito diverse alternative, ad esempio in
relazione alla necessità abitativa, ma non solo. Re-sister, un gioco di parole per
sottolineare il nostro sguardo di genere su queste esperienze. Corrente Alternata nasce nel 2007 come associazione di promozione sociale con l’obiettivo di
porre uno sguardo di genere in temi quali il lavoro precario, i diritti, la sessualità e l’arte. Dalla
sua nascita ha promosso soprattutto iniziative di informazione e sensibilizzazione sul tema della
precarietà lavorativa. Dall’anno scorso ha intrapreso un percorso di costruzione di un sapere
condiviso da una prospettiva di genere attraverso l’organizzazione periodica di laboratori sulla
precarietà. I nostri percorsi si basano sull’interesse di agire sulla precarietà partendo da noi
stess*, dalla nostra esperienza quotidiana di donne e uomini. Nei nostri laboratori abbiamo
sperimentato forme di lavoro di gruppo in cui attiviamo e promuoviamo una pratica della
relazione in grado di dare un nome alle problematiche connesse con l’instabilità lavorativa, con i
nostri desideri creativi, con la necessità di stabilire reti di prossimità in opposizione alla
solitudine politica che il lavoro precario crea nelle nostre esistenze.

**Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi
In questo laboratorio noi Acrobate metteremo a tema le nostre esperienze singolari, per
tentare di trovare voci e strategie collettive per esistere e resistere ai tempi della Crisi.
Grazie a una serie di giochi/esercizi ripresi dal Teatro dell’Oppresso, cercheremo di
conoscerci meglio e di uscire dalle nostre corazze per riuscire poi a raccontarci, senza
retorica o facili vittimismi, le contraddittorie traiettorie delle nostre vite precarie.
Lo stratagemma euristico che abbiamo deciso di utilizzare è quello di un abecedario,
imperfetto e in divenire, che possa con elasticità raccogliere le nostre narrazioni, dando
loro una cornice comune e – possibilmente – a noi comuni chiavi di interpretazione e
strumenti di azione della/nella realtà di cui facciamo parte.
A come autodisciplina, C come cassa integrazione, F come flessibilità e figli…
Un abc per dirci e capirci. E da cui partire per nominare e immaginare le pratiche del
nostro presente e del futuro.
L’idea di questo laboratorio nasce dal decennale intreccio dei percorsi di riflessione e azione
politica portati avanti dal collettivo Sconvegno, di cui ha fatto parte Chiara dal 2001 al 2012, e
dalle Acrobate (Elisa Coco, Pamela Marelli, Maria Chiara Patuelli, Antonella Petricone, Roberta
Rebori, Alessia Rocco), collettivo nato nel 2005 dall’esperienza della scuola estiva Raccontar(si), a
Villa Fiorelli. Quello della ricerca di strumenti per orientarsi e districarsi, in funambolico
equilibrio, nella complessità delle nostre vite precarie è l’elemento che ci accomuna. Il Workshop
“Abecedari precari. Parole, (pratiche) e resistenze ai tempi della crisi” rappresenta un’ulteriore
tappa del nostro interrogarci camminando, che ci piace condividere con altr*.

Per informazioni/iscrizioni
Clotilde Barbarulli <barbarulli@tiscalinet.it>
Liana Borghi <liborg@cosmos.it>
http://www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it/
http:// http://www.interculturadigenere.eu/

La conferenza DeGenero

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Il 22 maggio scorso a Casa America Catalunya si è tenuta la conferenza-teatro Degenero, organizzata da diversificate realtà provenienti da vari gruppi politici: Corrente Alternata, Diáspora Solidaria (Barcellona e Amsterdam) e Framtid Solutions, incaricata di coordinare il progetto.

La convergenza fra queste organizzazioni è nata attorno a una causa comune: il bisogno di parlare da una prospettiva di genere, a livello locale e internazionale, di lavoro, disuguaglianze e precarietà. Parlarne per avvicinare la pratica alla teoria e viceversa, in modo che la nostra vita di donne (e uomini) precari possa trovare un quadro di analisi su cui “appoggiarsi” per capire il contesto più ampio in cui ci muoviamo .


La conferenza è stata organizzata anche con lo scopo di collegare problemi che spesso si presentano separati: il cambiamento del modello di lavoro, la precarizzazione delle condizioni lavorative, la necessità di cura delle persone e l’urgenza di sopravvivenza in un mercato del lavoro che lascia senza occupazione una persona su quattro.


Abbiamo contato sulla presenza di relatrici di altissimo livello: Sara Moreno, professoressa di sociologia presso l’Università Autonoma di Barcellona, Arlene Cruz, avvocatessa del lavoro e attivista nella Diáspora di Solidaria e Annalisa Murgia, docente e ricercatrice presso l’Università di Trento.

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Ci ha sedotto la possibilità di narrare la realtà confrontandola con la teoria e, sperimentado una pratica cara al femminismo, abbiamo deciso di leggere durante la conferenza storie di giovani donne che ci avevano fatto arrivare le loro storie. Le letture di
Ana Alarcón e Stefania Azzarello sono state divertenti ed emozionanti ed hanno dato vita a un “ponte” fra elementi artistici e contenuti teorici.

Ecco qui il video di Stefania, attivista di Corrente Alternata:

Grazie al sostegno dell’Institut Català de les Dones e alcuni enti privati che hanno scelto di sostenere il nostro progetto, siamo state in grado, nelle due ore di intenso dibattito, di raccogliere un pubblico ampio e diversificato.


Le relatrici ci hanno aiutato a percorrere e a esplorare i molti elementi importanti che sono stati trattati.


“Quando appare la crisi economica, mette da una parte la crisi ambientale e della cura, ricevendo molta più attenzione”


Inizialmente la Prof.ssa Sara Moreno ha contestualizzato il momento di crisi che stiamo vivendo, ponendo alcune domande chiave: Di che crisi stiamo parlando? Quali sono le sue cause e le sue conseguenze? Quali risposte si stanno dando? (clicca
qui per vedere il video di sintesi di questo documento).


Il bisogno di chiederci “quale crisi” è stato posta considerando le circostanze attuali, visto che da tempo stiamo vivendo delle costanti difficoltà che non hanno, purtroppo, attirato tanto l’attenzione quanto la crisi economica e finanziaria stanno invece facendo. Stiamo parlando della crisi della cura e della crisi ambientale, crisi strutturali la cui esistenza ha permesso, finora, la sopravvivenza del sistema capitalista. Quindi, quando si parla di crisi dobbiamo considerare che ci sono molteplici crisi e non solo una, come spesso ci vogliono far credere; e che alcune di queste crisi sono da sempre diffusamente, a livello europeo, rese invisibili, e in pericolo di esserlo sempre di più.


La logica produttiva che fino a ora ha fatto “funzionare” le cose è la stessa che adesso ne causa il suo declino. E’ la stessa logica che “funzionava” basandosi sullo sfruttamento delle risorse naturali e del lavoro di cura – soprattutto – delle donne. Sara Moreno ha indicato che “la crisi non ha sesso, ma ha in realtà un genere”, dichiarando che non sono gli uomini che hanno causato la crisi e le donne che ne sono le vittime, bensì che è la logica maschile della produttività che ha causato il moltiplicarsi di situazioni “femminilizzate”. Le conseguenze di questa crisi è che gli uomini stanno soffrendo la “femminilizzazione” delle loro condizioni di lavoro: guadagnano sempre meno (per questo diminuisce il gap salariale) e lavorano in condizioni precarie. E nonostante i tentativi di manipolare le statistiche, tutto ciò non significa che le disuguaglianze siano in diminuzione ma che la situazione generale sta peggiorando.


Le donne sono particolarmente colpite: a causa dei tagli alla sanità e all’istruzione, per esempio, con tutto ciò che questo comporta in termini di distruzione di posti di lavoro e di aggravio di responsabilità di cura per le donne. A questo proposito si presentarono alcuni esempi pratici: chi si prende cura delle persone malate quando sono dimesse in anticipo dall’ospedale dopo un’operazione? Chi deve conciliare o rinunciare a lavorare quando si rifiutano numerosi aiuti per i pasti scolastici? Nella maggior parte dei casi, le donne.


Le conclusioni di Moreno ci hanno portato a riflettere sulle possibili risposte alla crisi. Da una prospettiva di genere, Sara Moreno ha sottolineato il fatto che è in aumento la divisione sessuale del lavoro, come risposta alle esigenze di servizi precedentemente forniti dallo Stato e che attualmente ricadono sulle famiglie. Tuttavia, alcune situazioni possono aprire un varco che si colloca nel mettere in discussione e nel ripensare le relazioni di genere: gli uomini disoccupati o pre-pensionati che improvvisamente si ritrovano a casa e devono prendersi cura dei loro figli e figlie, nipoti… possono rappresentare un’opportunità di cambiamento dei ruoli stereotipati fra i generi? E le persone giovani, che cercano sempre di più di organizzare il lavoro domestico e di cura in modo equitativo, possono rappresentare una speranza per un futuro diverso?

“Stanno incoraggiando le donne a ripetere e a mantenere il ruolo di custode della casa”

L’avvocatessa Arlene Cruz ci ha aiutato a chiarire le tendenze generali delle recenti riforme del mercato del lavoro in Spagna, facendo luce sul presunto obiettivo di fondo di “promuovere il lavoro dei giovani e delle donne”. Alcune di queste misure, come l’aumento da tre mesi a un anno del periodo di prova o le facilitazioni date ai licenziamenti, vanno contro la tutela del lavoro in modo evidente. Tuttavia, come ha sottolineato nel suo intervento, alcune di queste misure sembrano, da una parte, promuovere l’occupazione ma, se viste da vicino, risulta chiaro che portano in realtà a una maggiore precarietà. Ad esempio, i vantaggi dati alle aziende per assumere part-time i giovani, a livello pratico spesso si traducono in un contratto part-time che nasconde una giornata di lavoro a tempo pieno. (Clicca qui per la video sintesi del suo discorso)

Per quanto riguarda l’occupazione femminile, gli incentivi ai contratti part-time contenuti in queste riforme con l’obiettivo di “conciliare lavoro e vita familiare”, rafforzano l’idea che siano le donne coloro che devono conciliare, visto che cade su di loro il ruolo di caregiver. In effetti, questo tipo di contratto è prevalentemente femminile. Tanto che la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha recentemente considerato discriminatorio il sistema di calcolo dei contributi dei contratti part-time, considerato che ha delle conseguenze negative sul pensionamento delle persone che hanno questo tipo di contratto e che in Europa sono per l’80 % donne .


Un altro tema importante nel mondo del lavoro è legato alla situazione delle lavoratrici domestiche, che rappresentano una delle figure più precarie. Dal 2012 le lavoratrici domestiche sono parte del Regime Generale della Sicurezza Sociale, acquisendo così alcuni diritti che prima non avevano come, per esempio, un salario minimo e in contanti (non includendo gli sconti per l’alloggio, il vitto, ecc.). Tuttavia, pur essendo adesso parte del regime generale, non hanno diritto a godere di tutti i diritti di cui dovrebbero essere titolari, tra i quali il diritto al sussidio di disoccupazione. Inoltre, da aprile di quest’anno, le lavoratrici domestiche sono nuovamente tenute a pagare i contributi previdenziali (invece che i datori e datrici di lavoro). Come indicato dall’avvocatessa Arlene Cruz, l’impressione è che stiano “giocando” con le persone, sperimentando e modificando le regole a seconda dei suoi risultati, in un settore tra i più precaria e vulnerabile.


“Il lavoro precario in Italia ha un sesso: colpisce più donne che uomini”

“Il modello di lavoro è cambiato profondamente”. Così la sociologa Annalisa Murgia ha chiarito, sin dall’inizio del suo discorso, i cambiamenti che hanno travolto il vecchio modello. Quel modello basato sulla stabilità dei rapporti di lavoro e un lavoro fisso nella stessa azienda per tutta la vita. Un modello in cui il lavoro rappresentava la porta d’ingresso ai diritti sociali. (Clicca qui per la video sintesi del suo discorso).


Mentre il modello del lavoro sta cambiando profondamente, rimane quasi invariata la rigida divisione sessuale del lavoro che ne è la base, e che mette al centro di ciò che si considera produttivo il “male breadwinner“. Ora come prima le disuguaglianze di genere persistono (segregazione verticale e orizzontale, divario salariale, ecc.), essendo l’Italia il paese con il più basso tasso di occupazione femminile in Europa (secondo solo a Malta) e con un onere delle responsabilità domestiche che ricade per un 80% sulle donne.


Al tempo del lavoro precario e del cambio di modello, il volto della precarietà continua ad essere un volto di donna. In Italia le donne rappresentano la metà delle persone con un contratto a termine, nonostante non rappresentino la metà della forza lavoro. E questi dati sono accentuati quando si analizza la fascia di età tra i 25 e i 34 anni, che è anche un’età cruciale per alcune decisioni tali come rendersi indipendenti, scegliere se essere madre, avviare e sostenere un percorso professionale.


Dopo un quadro generale della situazione italiana, diversa, ma per molti versi simile a quella spagnola, Annalisa Murgia ci ha presentato alcuni brani tratti da interviste condotte nell’ambito di un’indagine comparativa tra Inghilterra, Spagna e Italia sulla precarietà lavorativa delle persone giovani con un titolo universitario. Leggere le interviste ci ha catapultato nella realtà della precarietà quotidiana che ruota attorno all’instabilità, la temporalità, la mancanza di diritti e la “trappola passione” che ti fa accettare condizioni di lavoro umilianti a cambio di lavorare nel settore per cui si è studiato, non riuscendo a costruire dei percorsi di lavoro minimamente coerenti e lineari.


“Il lavoro temporaneo è ciò che logora e stanca davvero . ( … ) Non c’è tempo di andare oltre i tuoi compiti specifici. Pertanto non può imparare niente. Fai il tuo lavoro e questo è tutto.” [Spagna , donna, 32 ]

L’essere laureata e qualificata e con un curriculum con su 500 corsi… è un aggravante. Sei peggio. Sei peggio di chiunque altro. Perché comunque il lavoro che ti possono offrire è un lavoro con mansioni più basse.” [Italia, donna, 34]

“A mio parere , sembra che il governo non si preoccupi dell’economia sommersa. Ho trascorso più di due anni in uno studio legale senza un contratto. E non ho mai visto un’ispezione del lavoro. È una situazione molto diffusa tra i giovani avvocati.” [Spagna , donna , 30 ]

Interviste che parlano della difficoltà di prendere decisioni a lungo termine, come ad esempio la maternità. Difficoltà che tracciano una marcata differenza tra il tasso di fertilità delle donne con contratti a tempo indeterminato e quelle con un contratto precario.


“Non ho mai pensato di avere figli perché non riesco a immaginarmelo nella mia situazione attuale. Non so nemmeno dove sarò nei prossimi tre mesi.” [Spagna, donna, 32 ]


E … l’assenza di politiche pubbliche per attutire questa precarietà …


Le cose che ti posso citare sono sicuramente la previdenza, perché la pensione non ce l’avremo mai.. ci comincio a pensare. La malattia, perché se ti ammali non lavori più, la maternità, perché non ho figli, ma anche volendo sarebbe impossibile… E poi, problema che ho già vissuto varie volte, il reddito… nel senso che quello che mi serve è un sostegno al reddito.” [Italia, donna, 34]

Ecco qui il video dell’intervento di Annalisa Murgia che parla della situazione italiana.

(Realizzazione dei sottotitoli da parte di Nomade Servizi Linguistici. http://www.nomadeservizilinguistici.it)

Guardando al futuro


Quali soluzioni, quali strategie possiamo immaginare? Le domande alla fine della discussione si sono incentrate sulla visione del futuro: in questa situazione, cosa possiamo fare? Superare l’individualismo e realizzare progetti collettivi (sia del lavoro che in altri settori ) è stata una delle risposte. Unire le forze e considerare che il triangolo (stato, famiglia, società) deve diventare un quadrato, aggiungendo la “comunità” tra i pilastri che ci permettono di andare avanti. Per contrastare un sistema che ci spinge verso la logica del “si salvi chi può”.

L’interesse che ha suscitato questa iniziativa ci spinge a voler continuare a parlare di lavoro e di precarietà, con particolare attenzione ai giovani e con una prospettiva di genere, elementi essenziali per la comprensione dei fenomeni attuali.

www.degenero.org

Conferenza DeGenero

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Corrente Alternata partecipa alla realizzazione della conferenza-teatro
DeGenero:
il lavoro nell’attualità, tra precarietà e disuguaglianze
Stiamo vivendo un momento particolarmente complesso, in cui il mercato del lavoro remunerato ci espelle con forza o ci richiede ad intermittenza, il welfare state si stà deteriorando rapidamente e la povertà avanza in un modo impensabile fino a pochi anni fa.
In questo contesto, come sta cambiando il mercato del lavoro per le donne? In che modo la precarietà condiziona le nostre vite, di donne e uomini? Quali strumenti di analisi ci aiutano a capire la precarietà?
Con l’obiettivo di offrire uno spazio di dibattito e confronto da una prospettiva di genere, vi invitiamo mercoledì 22 maggio alle 19:00 a Casa Amèrica Catalunya (Barcellona) per una conferenza-teatro su genere, precarietà e mercato del lavoro.

Con la presenza di:

Sara Moreno (professoressa di sociologia dell’ Universitat Autònoma di Barcelona)

Arlene Cruz (avvocato del lavoro, Asociación Diáspora Solidaria)

Annalisa Murgia (docente di sociologia, Università degli Studi di Trento)

Ci darà il benvenuto Núria Balada, Direttrice dell’Institut Català de les Dones

E con Storie di ordinaria precarietà lavorativa: racconti su teorie e pratiche dell’equilibrio precario

Per maggiori informazioni:

http://www.degenero.org/

https://www.facebook.com/events/442113142543181/

Incontro organizzato da:

Asociación Diáspora Solidaria (Catalogna, Olanda, Cile): entità di donne latinoamericane impegnata nella giustizia sociale e la promozione dei diritti delle donne che vivono processi di migrazione

Corrente Alternata (Italia): associazione che concentra le sue azioni nella sensibilizzazione sulle tematiche di genere, lavoro e precarietà

Framtid Solutions (Catalogna, Svezia): è la coordinatrice del progetto, impresa che lavora nell’ambito della responsabilità sociale e il dialogo intergenerazionale, la diversità culturale e nella promozione di avvenimenti di carattere sociale

Con il (matro)cinio di:

Institut Català de les Dones

E la collaborazione di:

Casa Amèrica Catalunya

EL Production Enrico Lorenzini

Napoletani D.O.C. Pizzeria Restaurante

Alejandro López E., Arquitecto-diseñador

Incontro di fine anno “Corrente Alternata è la fine del mondo” 21 dicembre 2012

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Volevamo concludere l’anno incontrandoci. Volevamo tirare le fila di un anno in cui, nonostante la distanza fisica delle socie “operative”, siamo riuscite a organizzare iniziative, creare e mantenere alcuni contatti e continuare a coltivare uno spazio di condivisione, intimità e appoggio, sempre più indispensabile in una condizione di vita precaria.

Per questo abbiamo pensato ad un incontro “di fine anno” in cui volevamo, da una parte, commentare alcune cose “successe” in questo 2012 e, dall’altra parte, dedicare uno spazio per la riflessione su temi legati alla precarietà, su cui stiamo lavorando da tempo.

L’incontro non era pubblico e aperto, bensì gli inviti sono stati fatti a persone che si muovono in spazi che ci sono affini, così come amiche/socie che individualmente ci seguono da un po’. Il risultato è andato al di là delle nostre aspettative, visto che eravamo più di 20 persone, cosa insperata pensando anche che era un 21 dicembre…

Per quanto riguarda lo svolgimento dell’incontro, nella prima parte abbiamo presentato il nostro blog, che ci piacerebbe che nel tempo potesse diventare uno strumento di condivisione di riflessioni per le persone che ci sono vicine politicamente sui temi relativi a genere, diritti, precarietà e femminismi. Per adesso solamente le tre socie operative vi scrivono, ma speriamo che nel futuro sia possibile utilizzarlo come “cassa di risonanza” (per un primo contributo “esterno”, leggete l’articolo di Ilaria Agostini, “Maternità e feudi baronali…” http://correntealternatablog.wordpress.com/2013/01/06/maternitaefeudibaronalinotizieinaspettatedalmondouniversitariofiorentino/).

In questa prima parte dell’incontro volevamo anche condividere quelle che sono state le esperienze di alcuni incontri femministi svoltesi nel 2012: il FemministBlogCamp di Livorno a settembre (purtroppo la nostra amica che ha partecipato all’evento non e’ riuscita a venire) e il PrimumVivere di Pestum a ottobre.  Alcune donne che hanno partecipato a Paestum ci hanno raccontato le loro sensazioni, il fatto che per loro sia stato un momento per “ritrovarsi” dopo tanti anni a parlare di temi ancora molto attuali. Si è sottolineato il fatto che c’erano più generazioni, la qual cosa ha creato dei momenti di intenso dibattito, anche scontri, ma comunque interessanti (vedere, per esempio il post di Chiara http://correntealternatablog.wordpress.com/2012/11/05/postpaestum).

Nella seconda parte abbiamo voluto portare avanti alcune riflessioni che sono iniziate a giugno con un laboratorio dedicato ai temi di genere e precarietà e con l’evento “Conversazioni Precarie” (correntealternatablog.wordpress.com/2012/06/17/conversazioniprecarie).

Come premessa c’è da dire che da ormai un anno abbiamo iniziato a discutere all’interno di Corrente Alternata sull’importanza delle metodologie con cui sviluppiamo i dibattiti e le riflessioni, al di là dei temi che trattiamo. Le metodologie non sono affatto neutre e decidere di impostare un dibattito in modo da lasciare lo spazio a tutte le persone partecipanti di dire la propria, senza prevaricazione e giudizi frettolosi, ci sembrava un buon modo per ripartire da noi: al di là delle grandi analisi e discorsi, come ci mettiamo in relazione politicamente con le/gli altr*?

Siamo coscienti che queste riflessioni non sono niente di nuovo né innovativo, da decenni se ne parla: in America Latina l’educazione popolare nasce negli anni ’60 con Paulo Freire e i movimenti indigeni…e il movimento femminista, primo fra tutti quello italiano, ha sviluppato una pratica della relazione che voleva proprio smontare i meccanismi di potere che si creano negli spazi politici collettivi. Quindi, appunto, niente di nuovo…ma qualcosa di cui sentivamo l’estremo bisogno di riprendere, esplorare, attualizzare alla luce di quella che è la realtà di questi tempi…

Proprio per questo, a giugno abbiamo organizzato un laboratorio interamente costruito su dinamiche partecipative, attraverso cui abbiamo cercato di facilitare il dialogo, il confronto/discussione, il rispetto e la creazione di uno spazio di condivisione su tematiche relative al lavoro e alla precarietà. Da quell’incontro sono sorti alcuni temi che ci sembravano particolarmente importanti: ne abbiamo scelti due da riproporre per l’incontro di dicembre.

La mancanza di tempo e l’alto numero di persone partecipanti (non ce l’aspettavamo!), hanno fatto sì che non si sia potuto approfondire i due temi scelti: le reti di protezione e il tempo. Le persone sono state divise in due gruppi, in cui per tre quarti d’ora, si è parlato del tema assegnato…ne sono usciti punti in comune, disaccordi, interventi che partivano dal personale e altri che si muovevano su un piano più teorico. Qui di seguito riportiamo alcuni stralci del dibattito.

Il gruppo delle RETI

Sul cartello è stato scritto:

LE RETI (a cui ci appoggiamo e a cui facciamo appoggiare…)

  1. creano solidarietà intergenerazionale;
  2. chi appoggia chi?
  3. Se i miei non avessero una casa o una loro pensione……

Fra i temi emersi, dopo lo scioglimento dei primi ghiacci….è stato chiesto: la precarietà crea individualismo?

  • Secondo alcune la precarietà, essendo fatta di parcellizzazione dei tempi di lavoro, di turni, di instabilità affettiva, esaspera ulteriormente dentro il lavoro una competizione che si regge sull’individualismo.
  • Altre non si vedono in questa affermazione, pensando che l’individualismo NON è presente in misura maggiore oggi, perchè viviamo nella precarietà.  Non è la precarietà che crea questa situazione di individualismo, ma bensì come sono fatte le persone.
  • Per altre, invece, lo scenario è simile ad una Giungla e l’individualismo e la competizione sono la  prima cosa di cui le persone si lamentano: non vi è alcuno spirito di collaborazione fra colleghi. Ancor di più in quegli ambiti in cui non vi sono regole scritte ma la competizione è ampia e priva di ruoli.
  • Inoltre, per alcune, la molla che smuove tutto: rivendicazioni, polemiche, scontri è fra chi ha i figli e chi non li ha.

Si è detto che il lavoro precario ha una precarieà dell’etica del lavoro stesso. Risulta più semplice dentro il lavoro precario assistere a dinamiche poco civili o poco corrette, sia rispetto al singolo che rispetto al gruppo e che il livello di accettazione delle persone si è alzato.

Poi si è passati ad un altro argomento, ovvero le reti Creative come il co-housing, su cui sono state raccontate delle esperienze positive.

Si è poi parlato delle Reti come delle Gabbie. Alle volte le reti creano dipendenza. Non si possono fare delle scelte libere appartenendo sempre a una rete di provenienza.

Allo stesso tempo si è sottolineato l’importanza delle relazioni fuori e dentro il lavoro. Mentre fuori dal lavoro sono essenziali e strategiche: reti sociali, amicali; costruire reti dentro il lavoro precario sembra quasi impossibile.

Su questa linea, è stato affrontato il tema dell’importanza delle reti fra le persone a sostegno di azioni di lotta, sia fuori che dentro del lavoro e senza limiti di età. Il gruppo ha parlato di REDDITO DI AUTODETERMINAZIONE e di come sia essenziale portare avanti questa battaglia, ma come farlo se non vi è modo di costruire reti dentro il lavoro?

Il gruppo del TEMPO

Sul cartello e’ stato scritto:

Il TEMPO:

1. mi limita e mi delimita;

2. se si lavora in casa, quando si finisce di lavorare?

Per alcun* e’ emersa la differenza tra lavoro indipendente e dipendente: lavorare come indipendente puo’ avere i suoi vantaggi di decidere quanto lavorare e come. Da un’altra parte il lavoro come freelancer, specialmente per chi lavora a casa, può’ creare solitudine e alienazione.

Il lavoro dipendente per alcune era visto soprattutto nel passato come un processo di liberazione dalla gabbia domestica (lavoro riproduttivo e di cura non pagato).

Si e’ riflettuto sul fatto che e’ importante diminuire i ritmi del lavoro imposti dal sistema produttivo capitalista odierno. Una sorta di slow food del lavoro: lavorare meno e lottare per una stessa retribuzione (lotte degli anni 80-90 che hanno prodotto le 35 ore in Francia)

Si e’ parlato del multitasking – come parola d’ordine per quanto riguarda il lavoro cognitivo e dei serivizi di oggi. Multitasking = fare più’ cose contemporaneamente come un computer, implicando un tempo che diventa schizzofrenico e iper produttivo.

Inoltre, come possibile alternativa alla crisi economica di oggi qualcuna ha introdotto l’esperienza del co-working. Questo significa che lavoratrici-tori specialmente nell’ambito dei servizi multimediali, o di formazione e consulenze, condividono un spazio dove lavorare e scambiare anche i propri saperi e networks.

Si e’ parlato di tempo fuori dal lavoro inteso come tempo speso per le relazioni e la famiglia. In questo ambito alcune donne hanno ricordato la trappola del tempo di “non lavoro” che diventa tempo per lavoro di cura che non e’ retribuito, quindi una forma di sfruttamento e precariato che andrebbe considerato (come da decenni il pensiero femminista ci insegna).

Si e’ parlato della flessibilita’ come un cambiamento nelle forme di lavoro per se’ non negativo. Molte persone della generazione anni ‘80-’90 non rimpiangono il lavoro fisso di 40 ore, ma apprezzano lavorare per differenti progetti e datrici-tori di lavoro. Il problema sorge quando il lavoro flessibile si e’ trasformato in una forma di lavoro iper precarizzata dove i costi della sicurezza sociale ricadono direttamente sulla lavoratrice.  Questo e’ il vero problema.

Molte donne della generazione degli anni ‘40-’50 vedono una similitudine tra il lavoro precario di oggi e quello degli anni ‘50: umiliazione e autoritarismo vs processi di autodeterminazione.

Alcune persone hanno dichiarato l’importanza d’instaurare dinamiche di solidarietà’ e scambio tra persone di varie generazioni per affrontare insieme la precarietà’ e i tempi schizzofrenici di oggi.

 

Come conclusione di questo breve resoconto, solamente dire che vogliamo continuare con questo percorso, ci piace l’incontro, il confronto e la discussione. Crediamo che le tematiche relative al genere debbano essere parte essenziale del dibattito sul lavoro e la precarietà…lo viviamo sulla nostra pelle e sentiamo il bisogno di trovare insieme le parole per rifletterci sopra, delineare e delimitare le questioni partendo dalle nostre esperienze e, perché no, agire…insieme.